Investire sul diamante: conoscere bene rischi e benefici

Definito come la più preziosa pietra in commercio, il diamante è anche il minerale più duro della Terra a detta dei geologi. Si tratta di un bene rifugio in cui molti si stanno proprio letteralmente “rifugiando” in questi ultimi tempi per cercare di fare investimenti remunerativi ma che spesso lasciano spazio ad alcuni dubbi. Ci sono molti elementi da considerare infatti quando si parla di diamanti. In questo articolo proveremo a scoprire quali sono gli effettivi rischi da calcolare quando si decide di investire in diamanti, ma anche quali possono essere i benefici se si agisce con consapevolezza.

Cenni storici

Dai primi rinvenimenti in India oltre 6000 anni fa fino al ritrovamento di altri giacimenti soprattutto in Sud America e Sud Africa, la storia del diamante ha avuto una brillante (è il caso di dire) evoluzione. Evoluzione che lo ha portato poi fino ad entrare nelle più alte sfere degli investimenti di tipo finanziario di tutto il mondo. Le borse di Londra e New York infatti garantiscono costantemente le variazioni di quotazione della preziosa pietra, e la scarsa irreperibilità sul mercato fa il resto, conferendogli di fatto un altissimo valore.

Cosa c’è da sapere quando si decide di investire sul diamante

Se si vuole investire sul diamante bisogna quindi documentarsi bene ed è necessario accertarsi di alcune cose. Innanzitutto va detto che solo i diamanti con un certificato di autenticità possiedono automaticamente un valore finanziario. Tale certificato può essere rilasciato solo da istituti autorizzati, come ad esempio l’istituto gemmologico che in Italia ha sede a Roma. I parametri per conferire tale certificato ad un diamante sono le cosiddette “4C” e cioè carat, clarity, color e cut (vale a dire peso, purezza, colore e taglio). A questo punto il diamante riceve una classificazione in base a tutti questi parametri, in particolar modo in base al peso.

In seconda battuta bisogna considerare come il diamante non sia un investimento di carattere finanziario a tutti gli effetti, e perciò non c’è nessun istituto bancario che accetti lo scambio di questo bene. Perciò il diamante risulta anche al di fuori del controllo e della disciplina di istituti di vigilanza come la Consob. Per questo motivo, al di là dell’effettivo valore che può avere, la difficoltà può risiedere spesso proprio nella sua vendita. Per privarsene infatti, bisognerebbe aspettare che il diamante abbia raggiunto almeno il 20% in più del valore rispetto a quando è stato acquistato, ma questo non sempre è possibile per ovvie ragioni di mercato.

A questo aspetto si lega un altro possibile elemento di rischio, ovvero quello che fa riferimento al cambio di valuta. Dato che il diamante viene inserito nelle quotazioni di borsa in dollari americani, bisogna prestare attenzione anche alla possibile conversione del dollaro in euro in caso di transazioni.

Infine c’è da sottolineare come il diamante sia un bene rifugio che tende ad aumentare il proprio valore in maniera costante, e questo è da considerarsi di per sé un aspetto positivo. Tuttavia a volte può rivelarsi quasi un’arma a doppio taglio, poiché quando si intenderà vendere ci si troverà davanti ad una fetta di mercato piuttosto ristretta. La difficoltà è data inoltre da una sempre più soggettiva interpretazione del prezzo, visto che non esiste nessuno strumento che lo determini in maniera oggettiva.

Leave a Comment